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mercoledì, 01 luglio 2009

PAURA E DELIRIO A KINGSTON (RANX SUPER MAXI EROE)

Alle sette sono in piedi, da quando Ranx è migrato in seconda fase oltre a essere un po’ più triste non c’è più un orologio in camera. Perciò devo accendere il televisore nel salottino del Tugurio e guardare l’ora sul televideo. Decido d’ingannare il tempo dedicandomi a fondo all’igiene personale. Il salottino sembra Saigon dopo l’offensiva del Tet e sta bene così. Se mi mettessi a rassettare sveglierei  Vito e Francois. In realtà i cani abbaiano dalle sei ma se inizio a sbattermi fin da ora, arriverei al turno d’apparecchio devastato da tic nervosi. Tanto vale farsi la barba, lavarsi i denti, e tutto il resto. La pippa è solitamente l’evento speciale prima del gruppo del pomeriggio. In direzione Jimmy mi da 1cc di metadone, il valium e un dividol. Io butto giù tutto e mi produco in un sorriso “Ah… mo’ sì…”

“T’è salita na bella pezza eh…”

E’ bello svegliarsi ironici, per i giramenti di palle c’è sempre tempo. Arriva anche Vito e poi Salvatore che spara 4 stronzate su Roma Napoli per poi andarsene dall’orefice. Lui ha 3 cose nella vita: l’orefice, il Sert e il bar della cicciona. Io e Vito fumiamo fuori sul ballatoio disquisendo su un possibile “Spin Off” della nostra Santa Cruz, intitolato amori impossibili. Non appena Gollum ci lascia per andare a farsi placcare l’anello di metadone, la donna Fenicottero ingobbita su una sedia, ci rivela che Salvatore ce l’ha con lei. Io e Vito ci scambiamo uno sguardo da ricercatori scientifici. Ci sentiamo in dovere  di vederci chiaro. Sembra una questione appetitosa.

“Perché ce l’ha con te?”

La Ivanovich traffica un po’ nella borsa e poi ci rivela che Salvatore è innamorato di lei. Lui è alto uno e sessanta, lei sfiora il metro e novanta e ha un becco grosso come il cazzo di Trentalance.

“E’ molto geloso quando mi sente parlare al telefono con Vittorio…”

Di nuovo ci guardiamo e annuiamo come fanno dei documentaristi seriosi davanti a una scimmietta geniale o un delfino con il quoziente intellettivo di Sharon Stone.

Vito incrocia le dita delle mani e fa “E chi sarebbe questo Vittorio, se ci è concesso di sapere…”

LA donna fenicottero si gonfia come un cosmo pavone con un’apertura alare di circa 2 metri. Il becco adunco è rosso per via del sole. Su di esso, messi di sbieco, un paio di occhiali di Versace.

“Ma come chi è Vittorio?! E’ il mio fidanzato…”

La testa di Simonetta fa capolino dalla sala terapie. Fa una smorfia divertita. Ma la Ivanovich ci lancia un’occhiata funesta, come a rimarcare il fatto che non essendo al corrente dell’esistenza del signor Vittorio, siamo due poveri inetti. Fingiamo un po’ di meraviglia. Infine Vito mi sussurra che anche lui a sei anni aveva un amico immaginario.

“Si chiamava Vittorio anche lui o gli avevi dato un nome più stravagante?”

Vito cicca la cenere della Benson su Birillo e accavalla le gambe lunghe e bianche.

“Vatte a ricordà come cazzo se chiamava. Però avevo sei anni, questa ce n’ha sessanta… Fatte un po’ il conto tu…”

Sempre sottovoce replico “Guarda che questa ne ha cinquanta per puzza, e comunque assecondiamola. Ho paura che si metta a beccarci le gambe…”

“Sì… le gambe. Questa è alta quasi quanto me, se vuole ci trapassa una tempia con quel beccaccio maledetto che si ritrova…”

La Ivanovich riprende la sua febbrile ricerca dentro al suo borsone firmato. E’ un ottimo momento per dileguarci prima che la situazione degeneri. Ha preso a incipriarsi il volto madido e cotto dal solleone. Alle volte si gratta la maschera che si ritrova sulla faccia, fino a sanguinare. Ai bei tempi, in pieno boom anni ottanta si è fatta persino tatuare due spesse sopracciglia che sembrano fatte con l’uniposca. Davvero arrapante. Prendo Vito per una manica della maglietta e gli faccio: “Si sta facendo bella Vito… Dici che poi va a trovare Vittorio?”

Vito si ferma e dalla sua espressione costipata so già quello che mi aspetta.

“Ivanovich… prrrrrraaaA’!”

Sganciato il suo orrendo peto, Vito mi prende per un braccio e insieme ci affrettiamo in direzione delle scale. La donna uccello grida “Chi è stato?! Siete dei porci…!”

Proprio in questo momento appare Salvatore a caccia della razione di Valium che si è dimenticato. Oppure trattasi di un rinforzino, che la gita dall’orefice è piena di perigli. Come se cento cc di metadone lasciassero realmente del margine di manovra.

“E’ stato lui!” Faccio io.

“Lo sai che tutta quella gelosia la dovrà pur sfogare da qualche parte…”

“E’ sacrosanto… Interiorizza, interiorizza e poi… non ce la fa più… deve lasciarsi andare…”

Dalla sala terapie Simonetta ci intima di piantarla, sebbene stia palesemente sghignazzando. Più tardi mi racconta che Vittorio è un essere reale. Un ex gigolò sui sessanta e la Ivanovich le racconta persino delle sue performance in intimità senza lesinare sui dettagli più spinti. Roba da video “Grannyexplotation/bizzarre…”. Altro che mucchio selvaggio.

Prima del gruppo con la psicoterapeuta freakettona, la quale ci ammorba l’esistenza con teatrini dell’assurdo in cui siamo costretti a urlare, ballare e “arare il mare”, riceviamo una visita di Ranx. Ci sono anche il Conte e Big Jim. Ranx ha appena finito di stopparsi il suo quarto caffè e perciò non soltanto tiene entrambi gli occhi aperti… E’ maledettamente pimpante. Ci sediamo sui nostri letti all’interno del Tugurio e lo invitiamo a regalarci il suo cavallo di battaglia: il balletto sulle note di Pop-Porno.

“Daje Ranx, va’ su e al posto der’valium fatte da 20 gocce de Frocil e ce fai r’balletto. Nun fa la preziosa ora che c’è gente…”

Ranx scuote la testa deciso: poi dice di no con una voce gutturale da bambino che ha sviluppato da pochi giorni.

“NOoooo, nun me va… Lo faccio solo se me rimediate na boccia de Cocacola…” Sorride birichino, mentre flette le cosce muscolose e si mette anche lui comodo sul mio letto che si impenna come il Titanic. Ranx decide di non concederci il suo balletto e piuttosto si produce in uno dei suoi rari e raccapriccianti racconti. Spezzoni del suo passato al fulmicotone. Le gesta di un bambinone palestrato che faceva su e giù tra i Parioli e la Giamaica, portandosi nelle scarpe coca purissima a botte di diversi chili per volta. Si tratta di eventi tragicomici che grazie alla voce nasale e la purezza d’animo del nostro ex-compagno di stanza, assumono connotati esilaranti. L’epopea Ranxiana si dipana appunto tra la Giamaica, Corso Trieste, Regina Coeli e Rebibbia. I capitoli relativi al carcere e le altre comunità del cazzo che si è fatto, li evoca molto di rado. Ogni tanto ne parla con me o con Vito, ma stamane c’è un pubblico più assortito e per tanto si parte subito con una location del calibro di Kingston, la capitale della Giamaica. In mancanza di popcorn e di bomboniere Algida, iniziamo tutti ad accenderci sigarette a ripetizione. Le storielle ci coinvolgono al punto che non ci passiamo nemmeno l’unico posacenere della stanza. Cicchiamo direttamente per terra. Ranx mette su un ghigno benevolo e attacca: “Era il compleanno mio e stavo proprio ‘na favola. Una bella birra in mano e stavo lì ad aspettà la consegna”

Il nostro supereroe ha la stessa espressione soddisfatta di quando riesce a imporci una puntata di Dragonball. 37 anni e non sentirli…

“Arriva ‘sto amico mio in albergo, un tizio de Montesacro… e mi passa un cannone e se ne va. Tanti auguri mi dice…”

Pendiamo tutti quanti dalle labbra di Ranx super maxi eroe.

“Mortacci sua, ne fumo mezza e impazzisco. Dal terrazzo striscio in camera mia, dove mi sdraio sul letto e prendo a fissare le pale del ventilatore. Me cade la birra dalle mani e la lascio per terra, so’ completamente imbalsamato…”

Il Tugurio si riempie di sghignazzi, Ranx si passa compiaciuto una mano tra i capelli mesciati a cazzo di cane. Sono praticamente verdi.

“A ‘na certa m’accorgo che la finestra de camera mia da sulle scale dell’hotel e la gente po’ vedermi impappagallito sul letto. Faccio lo sforzo d’alzamme e nel momento in cui tiro le tende, ecco che se mette a squillà r’telefono…” Ranx si produce in una smorfia di disgusto “Sto troppo allucinato pe’ poté risponne…”

“Chi era Ranx?”

“E chi era… era sicuramente il pusher ma io prendo e stacco via il telefono dalla presa. Mi sa’ che rotto il filo o qualche casino del genere” Gli scappa una risatina gutturale. Ovviamente il suo riso ci contagia. La cosa promette molto bene. Il Conte gli batte una pacca sulla spalla per invitarlo a continuare.

“Allò…?!”

Iniziamo a venir colti da un’isteria collettiva. Ranx fa un ennesimo sorriso e obbedisce alle sollecitazioni del Conte.

“A ‘na certa busseno alla porta. Nun so’ come ma me trascino fino alla porta. E’ il pusher vagamente incazzato… je faccio respect e lo lascio entrà. Sono in uno stato pietoso pe’ colpa de quell’imbecille de Montesacro e in più è pure il mio compleanno…. Il pusher mi guarda schifato e senza troppi convenevoli me molla ‘sti due chili che devo portà ad Amsterdam, più na quarantina de grammi pe’ me. Mi dice “be careful”…”

“Sarai stato carefulissimo….!” Fa Vito. Il Conte gli fa cenno di starsi zitto ed esorta Ranx a chiudere. Io sono quasi tentato di tirare fuori il Moleskine e di prendere appunti ma così mi perderei tutto il divertimento.

“Come se ne va, apro la busta mia e inizio a ad acchittà du’ tralicci da n’grammo l’uno, dicendomi che forse così c’è caso che me ripijo da quella maledetta canna… eh eh eh”

“Poi vado giù al ristorante, na mummia co’ gli occhiali da sole… znort, znort…”

Mi domando dove potesse trovarsi la sua Lubna.

“Ordino un piatto tipico e ‘na birra…”

“Che piatto tipico?” Domando.

“Chissenefrega, fa Vito, insomma dai un paio de mega fionde e vai al ristorante. Poi che succede?”

Ranx si lascia andare in una risata. Sembra “Andrè the Giant en travestì”.

“Ma che paio de fionde. Me so’ pippato 3 grammi in venti minuti…”

Si solleva un “Oooohhh” da tutto il pubblico che ora omaggia Ranx preda di  un silenzio anticipatorio. Il nostro oratore però si mette a trafficare nelle tasche dei suoi bermuda, presumo alla ricerca di un accendino. Gliene allungo uno io.

“Vai al ristorante che sei di legno, e poi …?” Esorta il Conte.

“Nun sto de legno, so proprio de marmo. Finisco la birra, ne bevo n’altra e poi me ne aritorno n’camera…”

“E il piatto tipico?” Faccio io.

“Che palle quadrate Filì… co’ sto piatto tipico…” Sbraita Vito.

“R’ piatto tipico nun lo tocco nemmeno eh eh…”

A questo punto siamo per essere testimoni del pensiero Ranxiano, del suo motus operandi da corriere impazzito. L’essenza della sua perdita di controllo. Un distillato di follia e innocenza. Un connubio a dir poco devastante.

“… ‘Sto talmente intrippato, che così…. Tanto per ripiamme sbrago n’altro paio de grammi e me ne vado in spiaggia”

Pausa.

“Nun l’avessi mai fatto…”

“Pure te però… e daje…!”

“Mi metto con la sdraio praticamente dentro il mare. Occhiali da sole incollati alla faccia che manco se muove…”

“Nun smascellavi?”

“No, ero de marmo regà, veramente de marmo… A un certo punto ariva ‘na sora co’ la sua bella colonia de bambine, che me se mettono tutte a damme i bacetti perché so il turista bianco…”

“Guarda che a parte le mesces da Rutger Hauer, sei mezzo negro…”

“Vabbè, pe’ loro ero bianco. Sto super incastrato. Ce sta il mare, le palme, è il mio fottuto compleanno e tutto. Sto per impazzire anzi ero già impazzito quando una de ‘ste bambine mi toje gli occhiali….”

Risate soffocate, poi qualcuno gli chiede cos’abbia visto la bambina.

“E che ha visto… s’è ritirata indietro impaurita e schifata allo stesso momento. La suora ha chiamato a raccolta le altre e mi hanno accannato la’…”

“Da brave cristiane…”

A questo punto Ranx decide che un bel tuffo in mare potrebbe fargli bene. Va in acqua e si ripromette di arrivare a largo. La nuotata è tutt’altro che salutare a causa della tachicardia e delle paranoie. Quando riesce a ritornare a riva, opta un’altra volta per la ritirata strategica in camera sua. Il sole è tramontato. Una volta al sicuro, spegne la luce e sempre con gli occhiali da sole inforcati… si mette a pippare altri cinque grammi al buio, chiuso dentro lo sgabuzzino armato di una candela.

“Ero bello grosso perché pompavo e pijavo un sacco de amminoacidi e creatina. Lo sgabuzzino s’è aperto da na parte e a me m’è preso un mezzo infarto… Porca madonna me vengono i brividi solo a ripensacce…”

Pure a me.

“E quella volta in Olanda?” Fa Vito. Stiamo tutti ridendo a crepapelle, pure Ranx che però e più babbuinesco.

“In Olanda? Ah quella volta che ho pippato un etto in 4 giorni e vedevo delle poliziotte con gli zoccoli olandesi che mi spiavano dal cornicione. Vabbè, perché nun v’ho raccontato de quella volta a casa, a Corso Trieste…”

“Casa di tuo padre?”

“Già… insomma me metto a pippare e dopo un po’ esco sul pianerottolo e suono a mì sorella  e le chiedo se per caso ha visto gli sbirri sulle impalcature”

“Tanto pe’ cambià eh Ranx?” Fa Vito, mordicchiandosi il labbro.

“E lei?” Taglia corto il Conte.

“M’ha detto… anvedi come je stai…”

“Schifata naturalmente…”Intervengo io, mentre mi accendo la terza Benson del racconto. Sembra di stare dentro una bisca. Se entrasse Mr.T ci spaccherebbe un quadro di Cuccurullo sulla capoccia.

“De più…”

“E ce stavano gli sbirri?”

“Ma de chè… manco le impalcature, m’ero flesciato pure quelle…”

Le storie di Ranx seguono più o meno la stessa falsariga. Di regola è il più taciturno di noi. Di droga parla raramente, ma quando decide di svuotare il sacco rimaniamo tutti allibiti. Lui è il nostro colosso buono che muoveva chili da una sponda all’altra dell’oceano, aveva zoccole di classe e i migliori tavoli nei locali. Quando poi l’hanno arrestato, tutti i quaquaraquà che aveva intorno sono spariti come le impalcature immaginarie dal palazzo di Corso Trieste.  Tutti via, tranne il vecchio padre, a tratti la sorella che è un agente Tecnocasa e la madre che però se ne sta sei mesi l’anno in India, da Sai Baba. Ranx passa tutta la giornata ad abbronzarsi e a stempiarsi bottiglioni di cocacola in quattro sorsi. La diagnosi di Vito al riguardo, è che si tratti di dipsomania. I cani e i gatti lo adorano e lui se ne sta lì ad accarezzarli, seduto su una sedia, conscio del fatto che loro non possono tradirlo, che non lo abbandoneranno mai giacché gli bastano le coccole. Ranx ha dilapidato la fortuna che era riuscito a mettere da parte nonostante il suo uso sprocedato, fantasticando di fare qualche altro “viaggio” per poi trasferirsi una volta per tutte in Giamaica. Lo hanno spremuto fino all’ultimo centesimo gli avvocati. Uno però gli è rimasto amico e continua a venirlo a trovare anche all’Isola. Ranx ogni tanto combina ancora qualche cazzata, cosucce ingenue che mandano tutto lo staff ai pazzi, specialmente Mr.T, ma in realtà è l’essere più puro qua dentro, e forse anche il più fannullone. Quando qualcuno gli piazza la ramazza in mano e pretende che si dia da fare dopo tutto il carcere, la Saman e tutti i Don Pierini che si è sorbito, io non posso fare a meno che provare un moto di solidarietà nei confronti del mio amico.  Occasionalmente, quando i farmaci hanno la meglio, Ranx si abbiocca , dorme addirittura in piedi come i cavalli, oppure stravaccato sul divano. Se la russa attraverso tutta l’ora del gruppo. Un occhio chiuso e uno aperto. La cosa ha fatto sì che i vari operatori di turno mandassero me o Corelli a fare 4 passi giacchè la cosa ci faceva ridere come faine. Roba che sembra d’essere tornati alle medie… Se non ci fosse Ranx, uno dovrebbe inventarlo, oppure il termine più corretto è forse quello di assemblarlo, poiché dopotutto potrebbe benissimo trattarsi di un Cyborg. Altrimenti non ci sono spiegazioni plausibili che giustifichino il fatto che sia ancora in vita.

“Guardalo Filì, pare Paolina Borghese…”

La sera, dopo 2 minuti di film Ranx Xerox collassa e c’è sempre qualche simpaticone che si fa passare rossetto e mascara  dalle donne e trucca il poveraccio privo di sensi come una vecchia battona di Tor di Quinto. Non glielo fanno sempre ma la cosa mi ha fatto ridere soltanto le prime volte, quando Jimmy arrivava alle dieci e mezza con le terapie della notte. Si accendono le luci in sala… Ranx si sveglia di soprassalto dipinto come un Indiano. Sbottiamo tutti a ridere e lui non capisce perché. Del resto anche se riesce a spalancare faticosamente gli occhi, lui è ancora praticamente nell’ultramondo. Di solito si rende conto della bastardata soltanto la mattina seguente, quando si reca in bagno per farsi la barba. Davanti allo specchio si trova davanti a un Rutger Hauer brasiliano conciato da donna e con una svastica nel bel mezzo della fronte. Opera di Corelli perlopiù, ora che Bambacione e Zulander non ci sono più. Arriverà il giorno in cui a qualche pischello salteranno tutti i denti e si romperanno due o tre costole. In carcere coloro che si approfittavano dell’evidente bontà di Ranx scambiandola per debolezza, si trovavano a fare i conti con un ira di dio. Parecchi sono stati stesi e impacchettati pronti per l’infermeria, dopodiché cinque o sei secondini cercavano di avere la meglio sul gigante di Corso Trieste finché non arrivava un dottore con una bella siringa di Torazina costretto a metterlo Ko, prima che qualche porco si facesse male sul serio e  il nostro amico si mettesse nei guai veramente. E non si parla soltanto di qualche mese di isolamento.

 

postato da: philsick alle ore 16:56 | link | commenti
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Ranx, Il Conte e io....

P1010522
postato da: philsick alle ore 16:39 | link | commenti (1)
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martedì, 30 giugno 2009

P1010530
postato da: philsick alle ore 17:54 | link | commenti
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Rehab diaries take three

SBRUFFATE DI HITLERISMO ESOTERICO

Ultimamente cerco di prestare più attenzione alla sofferenza degli altri. Quella di Knopfler per esempio. Sarà che sono a 2 di metadone e inizio a empatizzare, mio malgrado.  Fingo persino di capire quello che dice e di tanto in tanto sorrido alle sue freddure. Va da sé che sono un pessimo attore. Vito lo dice sempre…

“Riuscirai anche a intortare gli operatori, ma quanto a celare il tuo disgusto… devi ammeterlo…”

“Cosa?”

“Sei proprio una pippa!”

Mah, a conti fatti credo di essermi sbilanciato un po’ troppo a incoraggiare il genio artistico dello svizzero. Dopo un altro segnalibro, questa volta zeppo di croci uncinate, Knopfler parte per la tangente.

“Hai ragione Filippo, la svastica ha infinite possibilità …”

Ogni 2 ore mi porta un A4 tutto verniciato, pregno di fissante. Ho la camera invasa da opere originali di Her Knopfler. Hanno tutte come tema l’ Hitlerismo Esoterico e io non so più dove metterle, cosa farci.

“Porco di un dio Vito, ho riempito il sopra dell’armadio. Non c’entra più niente. Cosa devo fare? Sparargli? Sto crackomane ha scambiato la nostra spelonca per la biennale…”

“Sì, come non bastasse siamo tappezzati da queste cagate a sfondo cosmico di quell’altro imbecille di Cuccurullo”

E’ assolutamente vero. Le pareti del Tugurio sono infestate dal malessere pittorico di Cuccurullo, il cui tema prediletto però era appunto il cosmo. Cuccurullo ormai è stato cacciato, ma il suo estro continua a soffocare la nostra suite tripla. Pianeti su pianeti, saturni a non finire, qualche tela è addirittura adornata da circuiti e scarti di pc che fanno tanto cyber-punk ciociaro.

“Era un tossico rinascimentale…”

“E’ vero. Si cimentava con tutto. Dalla pittura alla musica. Un uomo completo, un artista a 360 gradi…”

“Il suo rap era qualcosa di raccapricciante… ma il pezzo davvero forte era quel simil new order dove cantavano lui e quella ragazza. Mi ha triturato le palle con quella robaccia”

“Anche a me. All’inizio mi sforzavo di ascoltare le sue creazioni… per educazione, mica per altro… ma poi quando sei venuto anche tu e ci siamo messi a ridere, ha finalmente spento quel cazzo di pc e se n’è andato a cagare. Ce l’hai presente incompreso?”

“Che primadonna…”

“Sì era na pippa al sugo…”

Le prime notti mi mettevo a fissare un quadro in particolare, fatto di ritagli di stoffa e penso che il valium della sera servisse soltanto ad arginare l’effetto devastante che quell’opera aveva s di me. Adesso però ci ho piazzato una bella scarpiera davanti e se devo essere sincero sono diverse notti che non sogno più di bucarmi. Sarà una coincidenza? Boh, certo non è che adesso vado in gruppo a dire che il mio potere superiore non sono più i pacchi da 12 di bastoncini findus ma una vecchia scarpiera arrugginita. La pensa così anche Vito…

“Seee… Vaje a dì na cosa del genere in gruppo e altro che valium, te immergono direttamente dentro na vasca de seroquel”

“Hai ragione”

“A proposito, come vanno le gambe Filì?”

“Diciamo che essere un puledrino scalciante è passato in secondo piano…”

“Ah si?”

“Certo. Il mio problema principale è semmai arrestare Knopfler e la sua invasione di svastiche a olio”

“Un bel dito al culo con la sabbia!”

“In fondo è anche colpa mia. Gli ho fatto troppi cazzo di complimenti ormai. Andrà a finire che dovrò pregarlo in ginocchio di smettere. Non mi va di mettere in mezzo gli operatori”

“Saresti disposto a piangere?”

“Penso di si Vito”

Vito è molto divertito dalla situazione.

“Dai che ti frega, parlane con un operatore”

“Ma vaffanculo…! Mò sai che faccio?”

“Vai su a chiedere due goccine per l’ansia?”

“No, vado da Knopfler e gli dico che vai pazzo per le nature morte e poi vediamo”

“Mh, mal comune mezzo gaudio eh?”

“Una cosa del genere”

Agosto è agli sgoccioli e siamo in molti a dare segni di squilibrio. Settembre è un mese migratorio sostiene Cimbro. Per lui lo sarà sicuramente visto che gli hanno già dato il fine programma da qualche settimana. Lo attende un’altra comunità a Bergamo, dove potrà affrontare il reinserimento. I suoi non lo vogliono prendere in casa perché non si fidano. La madre è quasi morta di cirrosi e il padre fa sei lavori, per pagare altrettante finanziarie con cui si è inguaiato il figlio. Questi impicci sono sempre collegati alla coca e mai alla robba. Salvatore intanto ha preso il simpatico vizio di nasconderci il telecomando, altrimenti non può smorfinare in santa pace in quel suo antro dove campeggia una licenza media incorniciata, oltre che un santino di Padre Pio che sembra vegliare sul suo stato vegetativo.

“Aò, v’ho detto d’abbassà…!”

Vito se lo guarda con aria disarmata. L’altro rimane lì per un paio di secondi, sembra che stia lì lì per tirare fuori la lama. Da Gollum si trasforma in un Tarzan brevilineo e deforme. La pelle grigia ricoperta di tagli auto inflitti, cicatrici di coltellate e tatuaggi da carcerato. Vado sul letto a fumarmi l’ultima Benson cercando di scacciare l’immagine degli slippini neri del nostro barile di metadone umano. Non c’è nemmeno Francois in camera, quindi non devo sforzarmi di socializzare col nuovo venuto come in realtà prevede il programma. Il fotografo è una bestia ancora da definire. Vito gli ha già raccontato i suoi cavalli di battaglia, lo ha praticamente sottoposto a una breve seduta autobiografica prima di cena. Francois per adesso sembra incassare bene anche la logorrea di Vito, dunque i timori del presidente potrebbero anche essere infondati, ma 48 ore sono poche per inquadrare un utente.

“Azzurra, tu che lo conoscevi anche fuori… Com’è Francois?”

La principessa non dice niente, ma si rifugia in una smorfia.

Do’ una sistemata al letto e proprio nel momento in cui mi sdraio Vito mi domanda se abbia voglia di vedere il “Pasto Nudo”.

“Grazie Vito ma l’ho già visto 12 volte. A rota poi…”

“Ma non t’eri appizzato qualche dividol?”

“No, ho fatto il bravo. So’ stufo di stare male di giorno”

“Dormirai?”

“Boh…”

“Vabbè come ti pare. Buonanotte”

Se ne va. E’ un pochino offeso, ormai lo conosco. In prima serata sono riuscito a boicottare un film con Alberto Sordi, che c’è caso che una di queste notti mi risvegli accanto al carbonaro del “Marchese del Grillo”. L’importante è che non si trasformi mai nello spirito di Aldo Fabrizi, giacchè a quel punto le doghe del letto si sfascerebbero definitivamente. Un bel “crack” nel cuore della notte e l’indomani non ci sarebbe nemmeno Pedro “Mc Giver” Cuccurullo, in grado di riparare qualsiasi cosa con un po’ di colla vinilica e una manciata di stuzzicadenti. Corre voce che domani dovremo essere tutti in piedi per le otto. Dobbiamo pulire ogni vetro dell’Isola in vista di una visita ufficiale di un assistente sociale. Spero che si tratti di uno scherzo.

L’ORA DEI NIMONOIDI

E’ il venerdì d’ispezione, la voce riguardante l’arrivo di assistenti sociali dal Sert di Anzio e da Via dei Frentani si è rivelata vera. Quindi suppongo che anche la storia dei vetri lo sia. Mi trascino abbrutito in direzione e mando giù 2 cc di metadone che risciacquo col valium e il dividol che Simonetta mi porge come un ostia. Facciamo parte di una setta riformata dove alle donne è concesso di celebrare l’eucarestia. La Ivanovich sembra un vecchio fenicottero vestito come Madonna all’epoca in cui bazzicava Ali G. Anche se hanno pressappoco la stessa età, la Ivanovich potrebbe esserle nonna. Simonetta è pimpante, sta per prendersi qualche giorno di ferie e dunque aspetta il cambio della guardia di Titti. E’ un po’ come se lei fosse la nostra madre superiora. Simonetta se ne sbatte di agghindare la direzione a festa, poiché deve preparare tre giorni di terapie per quindici debosciati. E’ molto precisa e quando qualcuno glielo fa notare gongola.

“Devo dire che è merito di Lollo, è lui che mi ha insegnato…”

Le sorrido: “Era il tuo maestro Jedy e tu la sua giovane Padawan?”

“Siamo stati insieme” Ammette l’operatrice che ha cinque anni meno di me. Il presidente è un fottuto satiro e l’ha persino lasciata lui. Ora è innamorato della principessa Crack…

“Ti faceva vedere la sua spada laser?”

Simonetta alza la testa dal vassoio delle terapie e mi guarda interdetta “Cazzo Filì, mi hai fatto perdere il conto. Devo ricominciare… cos’è che dicevi?”

“Niente”

“A Filì ci ho messo quasi un’ora per dividerti la lacrima di metadone giorno per giorno”

Sospiro. “Apprezzo molto il gesto, ma si potrebbe fare a meno di tutta questa pagliacciata…”

“E’ quello che dico anche io, ma che ti frega…”

Osservo la mini operatrice col naso a patata e il culetto tondo e mi domando come reagirebbe le infilassi la mano tra le coscie, mica per niente, se non altro per fare un dispetto a Zulander.

“Ah, che pazienza Filì… Io poi sto a fa ste cose… che manco me lo so mai preso il metadone”

“La vita è strana Simonè, ma almeno non ho beccato il Jedy presidente  come ieri mattina”

“Cosa?”

“Stava in sala terapie e mi metteva la lacrima di sciroppo nel bicchierino con una spada da 2 e mezzo, molto poco laser. Me fa’: buongiorno Annibà…”

“E te che gli hai detto?” Sorride Potato-woman.

“Buongiorno r’cazzo…”

Dunque attendiamo l’arrivo degli ispettori del Sert che secondo Vito sono dei Nimonoidi con gli occhietti nucali che riescono a vedere tutto.

“In fondo è una cosa che riguarda lo staff – gli faccio – mica noi utenti… se la pulissero loro sta baracca. Se mi agito troppo la terapia me fa pippa”

Vito alza le spalle. E’ arrivato il presidente. In 5 minuti veniamo dislocati per tutta l’Isola: lavavetri, raccoglitori di foglie, spala merde, svuotatori di posaceneri, fumatori incalliti di sigaretta e professionisti dell’imbosco. Jimmy non si fa vedere. La mia stima nei suoi confronti aumenta di giorno in giorno. Dopo 2 ore di isteria generale in cui il presidente da’ l’esempio svuotando sacchi e ramazzando come uno di noi, tutto quanto si ferma. Camilla viene chiusa fuori dal cancello che da sulla spiaggia in modo che non possa mordere nessun Nimonoide. L’Isola ha un aspetto migliore, il presidente copre i suoi capezzoli pierciati e la pancia debordante infilandosi una polo celeste.

“Possiamo dare un taglio a questa farsa?” Mi fa Vito.

“Secondo me sì” Rispondo io osservando uno stronzo che deve essere sfuggito al rastrellamento. Io e il mio socio ci dielguiamo in camera. Sono arrivati: da dietro alle tende del Tugurio spio i Nimonoidi scendere lungo la discesa che porta alla base della direzione. Si fermano per un attimo sul vialetto a confabulare con il presidente, la Ivanovich e Salvatore. Gli ispettori sono in 2: una di sesso femminile impallata dal metro e 85 della Ivanovich e un esemplare maschile con tanto di barba.

“Lo conosco – fa Vito – è Santini, il dottore di Salvatore…”

“Secondo me è il dottor Lele di un medico in famiglia, e nella borsa ha tante fiale di Tamgesic…”

“Stai a delirà”

Mi posso finalmente accasciare sul letto a fumarmi l’ennesima sigaretta, ascoltando in cuffia “Chinese Rocks”.

LA MORTE DI MEDEA

Dopo pranzo mi tumulo nel Tugurio, dando una scorsa a un Corriere dello Sport vecchio di 2 giorni.

“Già in the coffin?” Fa Vito. Io sgrullo le spalle e gli dico: “Bono, sto a legge de massimi sistemi qua…”

Scopro che la Roma si è comprata Menez anche se francamente mi sfugge chi diavolo possa essere questo Menez. Del resto anche noi abbiamo il nostro francese, è arrivato in prestito per un mese. Francois infatti dice che gli bastano trenta giorni e Vito si spara delle grosse risate che il transalpino non sembra gradire affatto. Mi concentro sul nuovo acquisto della Roma. I toni sono entusiastici. Dopo un po’ sprofondo in un sonno tanto chimico quanto ostile. Al risveglio sono letteralmente allucinato. Mi asciugo il sudore dalla fronte per accorgermi che qualcuno mi ha lasciato un bigliettino sul cuscino. Vorrei che si trattasse di un messaggio cifrato di Bormann.

“Camerata Sick, sta per scattare la controffensiva. Lei ha svolto un ottimo lavoro. Anzio è salva anche grazie al suo duro lavoro. Ora si tolga dalle palle. Goering le darà tutto il Dolofin che le serve. Au revoir…”

Il biglietto però contiene un orribile massima Cuccurulliana, qualcosa a proposito di dare un senso alla vita. Dunque un po’ Cuccurullo, un po’ Vasco. Sono agghiacciato. Lo scherzo è talmente di pessimo gusto che son certo ci sia lo zampino di Vito. E’ un suo modo di vendicarsi del fatto che la notte io tolga il cd dal suo lettore e vi lasci dei messaggi firmati M. Bormann o Dee Dee Ramone sui quali c’è scritto “I Baustelle so na banda de froci” sapendo bene che Vito invece quasi li venera.

Ci metto un po’ a capire dove mi trovo. D’accordo sono all’Isola ma sembra che se ne siano andati tutti. Non sarebbe male, mi sono addormentato in una baracca a Lavinio e ho sognato di essermi fatto 2 mesi di comunità, due mesi piuttosto strani, tant’è che a un certo punto venivamo asserragliati da zombi. Allora forse basta che mi alzi dal letto e raccolga le mie 4 stronzate e me ne vada. L’illusione dura appena un paio di minuti. Le mie fantasticherie vengono schiacciate dall’incedere pesante di Mr. T, su e giù per il ballatoio, proprio sopra di me. E’ come se mi passeggiasse sul cervello con gli anfibi. Un incubo vero l’ho fatto però. Salvatore ci nascondeva il telecomando e quando Vito e io andavamo a riprenderlo lui si era trasformato in una creatura orribile che sbavava metadone. A quel punto ingaggiavamo un corpo a corpo mortale e ne io ne Vito ci mettiamo a 4 zampe per leccare le pozze di bava conseguenza dello scontro. A un certo punto, alziamo il telecomando insanguinato e recitiamo la nostra brava preghiera della serenità: “ Sky, concedimi la serenità di accettare i canali che non posso cambiare, il coraggio di guardare tutte le puntate di C.S.I e i documentari nazi che posso…”

Va da se che le cose stanno comunque prendendo una piega bizzarra. Al mattino mentre sorseggio un dito di caffè in direzione qualcuno nota che Medea non è granché in palla. Medea è la decana della colonia felina che popola il centro. Sembra ieri quando la carezzavo durante il colloquio d’ingresso con Titti e il presidente. Credo di non averla mai più nemmeno sfiorata e ricordo nitidamente di aver scambiato il presidente per un tossico ancora in trattamento. Titti aveva decisamente un’aria più formale, mentre lui se ne stava stravaccato su di un divano della sala colloqui a sudare, annuendo a quanto mi veniva detto dal vero deus ex machina dell’Isola, la Circe bolsa con il trucco pesante intenta a snocciolare una serie di domande di rito.

“Da quant’è che ti buchi? Hai mai provato a smettere? A quanto stai di metadone? Vuoi un Dividol?”

Di tanto in tanto farfugliava qualcosa anche il presidente fantoccio per poi asciugarsi la faccia con la maglietta.

Nel pomeriggio vedo Zulander entrare in direzione con una cesta contenente Medea. Dopo un po’ il gatto esce e non è più il gattone di qualche mese prima. Neanche io sono lo stesso del resto. Ma Medea anziché essere tornata dal veterinario, sembra reduce da un campo di concentramento Serbo. E’ smagrita e ha l’occhio pazzo. Sono nuovamente in camera, intento a prendere sonno mentre mi si ribaltano gli occhi nel tentativo di resistere e cercare di far luce sulla questione Menez. Il Corriere dello Sport mi fa da coperta, le pagine incollate al mio ventre dal sudore. Sento qualcuno scavare. Mr. T e Bambacione che confabulano, un rumore di pala proveniente da dietro al Tugurio. Non ci faccio molto caso, nemmeno quando sento dire “Ci vorrebbe un po’ di calce viva”

La sera Vito mi comunica la morte di Medea. Io lo guardo infilarsi l’accappatoio e rantolo: “Eh già, l’ho vista stamattina, non stava tanto per la quale…”

“Pure te mica fischi… Ti faccio fa na fossa da Bamba o preferiresti essere cremato?”

“Cremato va bene, anche se più di così…”

Dopo cena, quando ormai il sole è tramontato da un pezzo, “El Presidente” e io passeggiamo giù per il vialetto tessendo le lodi dei nostri lettori mp3. Il mio me l’ha regalato Frau Wendy. Improvvisamente sentiamo un frastuono assurdo, seguito da un fruscio di foglie e di rami, roba che senti solo in Canada o nella foresta Amazzonica se sei un taglialegna di professione. Ci è crollato un albero ad appena 2 metri di distanza. Il tronco è finito sul tavolino di pietra davanti al Tugurio, facendolo cadere senza però maciullarlo in tanti pezzi. Io e il presidente ci guardiamo allibiti

“Presidè…mettiamo via questi cazzo di I-pod, devono essere aggeggi infernali…”

L’operatore si toglie le cuffie e se le mette in tasca. “Potevamo restarci secchi Filì!”

“Che fine del cazzo… Zero Rock and roll,  a sto punto meglio un overdose…” Faccio io, guardando il mio lettore come se fosse una bambolina vodoo.

“Mi sa pure a me” Concede il presidente quando accorrono Knopfler e la Principessa Crack. Ci dispieghiamo intorno al disastro assumendo un atteggiamento a metà tra Bertolaso e il Ranger dell’orso Yogy.  Knopfler non perde un secondo. Anziché regalare a tutti dei segnalibri, raccoglie pezzi di ferraccio e tavole di legno in barba al suo Parkinson e si mette ad architettare oscure macchine Leonardesche. Secondo lui dovrebbero sostenere il tronco nel punto nevralgico in cui tende il cavo di Sky.

“Se si spezza quel cavo, che faremmo delle nostre vite io e Vito Presidè?”

“V’attacchereste alla canna del gas…”

Assecondiamo le demenziali manovre di Knopfler per un po’, poi quando ci accorgiamo che l’albero è in perfetto equilibrio gli intimiamo di piantarla che va a finire che si pianta un chiodo arrugginito in una coscia. Arriva Mr.T.  con la divisa nera da buttafuori su cui c’è scritto N.P.M. (Noi Potemo Menà). Il marito di Titti inizia a passeggiare intorno a Ground Zero con aria marziale. Gli presto la mia torcia a dinamo rubata da Decathlon, di quelle che si caricano girando la manovella. Lampade eterne… E’ chiaro che Mr. T. pensa che si tratti di un oggetto da checca ma la usa lo stesso per illuminare l’area del disastro. Infine con le mani sui fianchi e la mascella serrata, decide di chiudere il caso: “So’ state quelle zoccole di termiti…”

“E’ vero, quelle sporche termiti comuniste” Faccio con voce stridula nell’atto di dare un pugnetto cameratesco sulla spalla del colosso fascista. Naturalmente mi guarda malissimo. La Principessa cRack aggiunge che è stata una fortuna che sia io che il presidente ne siamo usciti senza un graffio. Il lagunare impazzito mi restituisce la pila e dice che è stato il potere superiore a salvarci. Alle sei infatti abbiamo fatto un gruppo sul terzo passo di NA, dove secondo lui siamo stati in molti a vedere la luce. Io a questo punto mi gratto le palle. Finalmente anche Vito esce dalla sua bara con due tavor al posto degli occhi.

“Te stai a fa’ il segno della croce alla romana Filì?”

 

 

Avete mai preso 1cc di metadone? No…? Nella vita uno deve provare tutto, è fantastico e in alternativa ci si può anche vestire da clown, di quelli con la faccia triste e la lacrimuccia finta, non quella da assassino… proprio quella da clown, anzi peggio, da Pierrot… Salgo in direzione e il bar di Guerre Stellari è già frequentatissimo: Carmacoma, Vito, Ranx, la donna fenicottero a scrivere poesie in un angolo e naturalmente Salvatore.

“Buongiorno Salvatò…”

“Ma vaffanculo…”

Io gli faccio una sorta di riverenza, alla quale lui risponde “Ah, buongiorno Filì…”

Il vaffanculo credo fosse rivolto a Dina, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Certi pomeriggi il Methadon Man prende la gattina e ci si chiude in camera. E’ opinione generale che la sevizi, di sicuro le recita tutta una serie di litanie in napoletano. Forse i miagolii strozzati del gatto sono anche quelli in dialetto. Magari disquisiscono di filosofia, hanno punti di vista diversi e Salvatore inizia a menare calci. Probabilmente il nostro Gollum riversa sull’animale le angherie da lui subite in orfanotrofio, per non parlare dei sedici anni di galera. Nel piano di realtà parallela in cui vive Salvatore, Dina potrebbe anche ricordargli una suora severissima che lo molestava quando al Napoli ancora giocava Altafini. In fondo chi se ne frega, Dina è una gattina molto intelligente e riesce sempre a scappare dalle grinfie di quello psicopatico coperto di ori e sfregi a cui in un momento di debolezza ho promesso che saremmo andati insieme a vedere la Roma all’Olimpico.

 

UN TERRIBILE VECCHIETTO

“Com’è andata la notte Jimmy?”

Il terribile vecchietto tira un paio di madonne e fa “Mejo da quanno se n’è annato r’cagacazzi…”

Mister Magoo si riferisce a Ranx che è finalmente passato in seconda fase, ovvero nell’appartamento in centro a Lavinio. Mentre Jimmy mi da il metadone, vengo ipnotizzato dai suoi jeans ascellari. Poi guardo la bottiglietta e mi accorgo di essere arrivato a 1cc, cioè questi stronzi hanno avuto il coraggio di darmi 1cc… Sarei quasi tentato di dargliela in faccia, ma sebbene l’operatore che ho davanti pesi 20 kg meno di me in un eventuale match Sick vs. Jimmy Magoo, andrei senz’altro k.o. al primo round. L’altro giorno stavamo seduti davanti alla Cervinia e mi ha raccontato un po’ di vita. Di quando a 12 anni portava la colazione alle mignotte del Mandrione e suo padre lo gonfiava come una cornamusa.

“’Na scopata Filì costava 500 lire …A me facevano pure lo sconto perché m’avevano preso in simpatia”

Il suo volto rugoso si accende tutto, un sorriso sdentato gli arriva fino alle orecchie a rivangare il passato.

“LE botte che ho preso, le botte che ho dato… Ancora tanta coca non c’era, me facevo de benzedrina, un sacco de impicci, mille magheggi… Erano artri tempi Filì…”

Provo a immaginarmelo giovane, quando a Centocelle ci pascolavano le pecore. Un Mr. Magoo quattordicenne che si beve una spuma con una vecchia battona che si fa fresco con un ventaglio.

“Io nun me so’ mai bucato, me faceva troppa impressione… Non che non ce sia finito dentro co’ tutte le scarpe, però…”

La cosa mi affascina.

“Insomma, portamo la robba a sto tizio a Zurigo. In Svizzera stavano già avanti…”

“E perché, ce stava il parco per i fattoni già”

“No, te parlo di molto tempo prima… e comunque nei bar, siccome già era pieno de tossici i cucchiaini c’avevano un buchetto, in modo che nun se li fregavano…”

“Che fiji de na mignotta!”

Jimmy si spara una risata che rassomiglia più a un gracchiare di uccello “Portamo sta robba a sto pusher… Te parlo degli anni ’70, questo ce fa entrà nel cesso de sto locale e la vo’ provà pe’ vedè se era robba bona…”

“Da dove veniva?”

“R’pusher era de’ Zurigo…”

“No, l’eroina…”

“Ah, no… dalla Turchia, che cazzo ne so’. Io ero più che altro na specie de corriere. Beh, in pratica sto tizio tira fori una pompetta contagocce coll’ago in cima, squaja tutto e se fa…” Jimmy si mette una mano in fronte.

“Beh, era buona?”

“Ma sì che lo era. Se l’è comprata tutta ma io me so’ dovuto sedè sulla tazza del cesso. Vedè quello che se bucava, il sangue e tutto, no schifo te dico, m’è girata la testa… Per quello che ho sempre pippato Filì, e poi almeno te tira r’monocipite”

“Il monocipite?” Faccio alzando il sopracciglio.

“R’cazzo Filì, il muscolo più importante del corpo… A te a furia te sforacchiatte te se sarà atrofizzato o no?”

“Si, dopo un po’ te passa la voja e se nun t’è passata, non vieni mai…”

“O duri troppo poco, o duri troppo. Semo fatti così, senza mezze misure… è per questo che stamo in ‘sto cazzo di posto, per questo se finisce in carcere… Io so’ stato due anni in Svizzera, ai da vede com’erano organizzati, altro che Rebibbia…”

Jimmy guarda la boccetta poi me, come a dire “non te lo piji?”. Io ci metto dentro il valium e butto giù un Dividol. Un amaro sorriso in direzione della vecchia canaglia, l’Eddie Bunker de’ Noantri.

“Uno de metadone Jimmy, ma che cazzo me lo pijo a fa?!”

“Ah e quello che dico pure io”

 

postato da: philsick alle ore 17:52 | link | commenti (1)
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giovedì, 25 giugno 2009

4714
postato da: philsick alle ore 13:51 | link | commenti
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THE REHAB DIARIES

Coming soon, i diari al serenase dell'esilio del delfino di Borman, strunzbahnfuhrer Sick, un breve interludio prima che il Palla riesca a trasformare il tutto in un film... Junkies' Island, una motion picture con un budget talmente basso che fuorivena sarebbe un colossal al confronto. Anyway, ci sarà il tempo per un po' di bolettini del reich in esilio prima che mi vada a rinhiudere in qualche posto. Magari Lexington nel Ketucky....
postato da: philsick alle ore 09:51 | link | commenti (4)
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giovedì, 18 giugno 2009

milingo_DEF
postato da: philsick alle ore 09:16 | link | commenti
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PARANOIA

600x300La critica è buona, l'intervista è pilotata. Perchè mi sento come se mi avessero appena messo dello speed nell'aranciata? Non fa per me. Non scriverò più libri ma solo necrologi.
postato da: philsick alle ore 09:14 | link | commenti (6)
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martedì, 04 novembre 2008

funny-pictures-midget-golf-0Af
postato da: philsick alle ore 16:43 | link | commenti (21)
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n123996
postato da: philsick alle ore 16:29 | link | commenti (5)
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